Orsomarso, nel Pollino il Crivu Festival: laboratorio di idee tra borghi e paesaggi

Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, il piccolo borgo di Orsomarso trasformato in laboratorio culturale a cielo aperto. Dall’1 al 3 agosto si è svolta la seconda edizione del Crivu Festival, una rassegna che unisce natura, arte e pensiero contemporaneo, con l’obiettivo di raccontare e vivere i territori cosiddetti “marginali”.

Non un semplice festival, ma un’esperienza immersiva che mette al centro il rapporto tra uomo e paesaggio. Il Crivu nasce infatti come spazio di incontro tra discipline diverse — dalla scienza alla musica, dalla filosofia alle pratiche outdoor — per riscoprire il valore delle aree interne e delle comunità che le abitano.

Per tre giorni Orsomarso è diventata crocevia di studiosi, artisti e visitatori. Il programma ha alternato escursioni lungo i sentieri del Pollino, attività sportive e momenti di riflessione culturale. Tra le iniziative anche laboratori legati alla tradizione locale, come quello dedicato al fusillo, simbolo dell’identità gastronomica del territorio.

Ampio spazio è stato riservato agli incontri e ai dialoghi con ospiti di rilievo del panorama nazionale, chiamati a confrontarsi su temi che spaziano dal linguaggio alla neuroscienza, fino alle nuove forme di relazione tra uomo e ambiente. Un approccio interdisciplinare che rappresenta uno dei tratti distintivi della manifestazione.

Accanto alla dimensione culturale, il festival ha proposto concerti, performance e momenti artistici diffusi, contribuendo a creare un’atmosfera partecipativa e condivisa. L’idea è quella di “abitare” i luoghi, più che semplicemente attraversarli, promuovendo una fruizione lenta e consapevole del territorio.

Ideato da Monica Marziota e Michele Gerace e promosso dall’associazione “Cento Giovani”, il Crivu Festival si inserisce nel solco delle iniziative che puntano sulla cultura come leva di sviluppo locale. Un modello che guarda ai borghi come spazi di sperimentazione e innovazione, capaci di attrarre nuove energie senza perdere il legame con le proprie radici.

Un’esperienza che conferma come anche dalle aree interne possa nascere una proposta culturale contemporanea e di respiro nazionale, capace di valorizzare paesaggi straordinari e “rive sconosciute” della Calabria.

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