ITS Academy, tra opportunità e resistenze culturali

In Italia l’istruzione terziaria professionalizzante continua a rappresentare una nicchia. Gli ITS Academy – oggi Istituti Tecnologici Superiori – coinvolgono una quota ancora molto ridotta di giovani rispetto al totale degli studenti che proseguono gli studi dopo il diploma. Secondo un’analisi dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nonostante la crescita degli ultimi anni, gli iscritti ai percorsi ITS restano sotto il 2% dell’intera popolazione che frequenta l’istruzione terziaria.

Il confronto con altri Paesi europei è netto. In Italia solo circa l’1% dei giovani possiede un titolo terziario tecnico-professionale, mentre in Francia la quota supera il 29% e in Spagna il 22%. Numeri che evidenziano un divario strutturale e pongono interrogativi sull’efficacia del modello italiano nel rispondere alla domanda di competenze tecniche avanzate.

Il paradosso è evidente: le imprese dichiarano di avere bisogno di figure altamente specializzate, ma questo fabbisogno non si traduce automaticamente in un boom di iscrizioni agli ITS. Le stime parlano di decine di migliaia di specializzati necessari nei prossimi anni, mentre il numero di diplomati ITS poco, senza riuscire a colmare il gap.

Tra le possibili spiegazioni ci sono fattori culturali e informativi: gli ITS sono ancora poco conosciuti sia tra gli studenti sia tra le famiglie e poi c’è la percezione che laurea o inserimento diretto nel lavoro possano offrire opportunità equivalenti o migliori

Nonostante gli investimenti previsti dal PNRR per rafforzare il sistema, la crescita appare lenta e richiede un cambio di passo nella collaborazione tra istituzioni, sistema formativo e tessuto produttivo.

In questo scenario, assumono particolare rilievo le esperienze territoriali che cercano di colmare il divario tra formazione e imprese. In Calabria, ad esempio, opera l’ITS Academy Elaia Calabria, realtà che punta a formare tecnici specializzati.

«Il ritardo italiano – afferma Cataldo Lopardo, presidente della Fondazione ITS Academy Elaia Calabria – non sembra dipendere solo dalle risorse investite, ma da una questione culturale più profonda: la difficoltà di riconoscere pari dignità ai percorsi tecnico-professionali rispetto a quelli universitari tradizionali. In Francia e Spagna l’istruzione terziaria tecnica è parte integrante del sistema e gode di un riconoscimento consolidato. Per colmare il divario – aggiunge Lopardo –  non basterà aumentare i corsi o i finanziamenti. Servirà una strategia coordinata che rafforzi l’orientamento nelle scuole, incentivi le imprese a valorizzare i diplomati ITS. Solo così gli ITS potranno trasformarsi da segmento marginale a pilastro della formazione tecnica italiana».

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